Blog di Alessandro Vercesi

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Nella politica italiana manca un po’ di Sinistra

Se mi domando cosa manca nella politica in Italia oggi, penso alla Sinistra.

Le mie critiche sono dirette, ovviamente, al Partito Democratico, che aveva l’ambizione, quando fu fondato, di esserne la principale forza,e punto di riferimento di tanti milioni di italiani, nonché di associazioni, sindacati, movimenti, con un’identità culturale, una storia, valori e principi ben precisi.

La crisi sta portando una guerra tra poveri per la sopravvivenza, sta portando l'odio, la solidarietà è un valore desueto, e anche chi ha un'etica morale più rigida, spesso, per emergere, si deve adoperare con furbizia, egoismo e sopraffazione, dovendosi adattare a questo mondo globalizzato dominato e controllato da pochi.

Una parte di Sinistra non ha ancora compreso appieno il fenomeno del razzismo e dell’intolleranza, stigmatizzandolo e giudicandolo a priori, senza effettuare un’analisi più profonda, ma anche molto elementare: componente fondamentale di questa tendenza è la rabbia. Il disagio vero per la crisi economica e sociale si manifestano in questa modalità, sotto gli occhi uno Stato ingiusto per tanti versi, con i servizi essenziali e le infrastrutture carenti, la pressione fiscale molto alta, una burocrazia soffocante, con percentuali troppo alte di disoccupazione e precarietà. Compito della sinistra interpretare questa rabbia e dare le risposte, risposte soprattutto sul fronte dell’occupazione e del reddito, i cavalli di battaglia storici, senza inseguire affannosamente Lega e populismi di Destra sul terreno dell’immigrazione, altrimenti la Sinistra sarà sempre più rimpiazzata dalla Destra sociale, molto più pericolosa della Lega e dei Cinque Stelle.

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Manovra GialloVerde

“La politica è promettere, non mantenere le promesse”, disse molti anni fa un vecchio esponente politico: sarà così anche questa volta? 

Ci vorrà tempo per formulare un corretto giudizio sull’operato gialloverde. Allora, in questo momento, mi accontento di esprimere soltanto qualche considerazione.

Il sistema finanziario e politico internazionale farà di tutto per fare in modo che in Italia tutto resti com’è. E’ accaduto in passato, se si pensa al Compromesso storico ideato da Aldo Moro, se si pensa a Enrico Mattei, Giovanni Falcone, e tanti altri. Chi ci prova verrà criticato per non esserci riuscito, proprio dagli stessi esponenti di quel sistema. Oppure, chi riuscirà a ottenere qualche piccolo risultato, sarà attaccato da chi avrebbe voluto riuscirci anni prima e non ci è riuscito.

L’Europa, di fatto, ha costretto il Governo italiano a limitare la portata della propria manovra economica. Quando si è davanti a soggetti politici e istituzionali sovranazionali che impongono una direzione politica ed economica ben precisa, in maniera legittima grazie a quegli accordi che determinarono anni fa l'introduzione nella Costituzione italiana del vincolo del pareggio di bilancio, ogni tentativo di cambiare davvero il Paese è vanificato. Se ci si prova si va in contro a procedure di infrazione messe in atto dall’Europa, con gravi danni per l’economia e la finanza interna.

Se questo Governo vorrà veramente aprire una nuova stagione di riforme strutturali, dovrà fare i conti con i problemi citati alla loro radice, arrivando a tornare a ridefinire con le istituzioni europee le cifre degli accordi conclusi con l’Italia nelle precedenti due legislature. Altrimenti ben poco sarà il margine entro cui il Governo dovrà operare.

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Il Governo Conte restituisce un po’ di giustizia, ma i “poteri forti” insorgono

Un paese con una tassazione così alta come il nostro, con una precarietà giovanile come il nostro e con 5 milioni di italiani in stato di povertà non può pensare nemmeno lontanamente di non cambiare e di continuare il percorso di questi ultimi anni.

E’ proprio con l’attenzione rivolta ai numeri, alla burocrazia europea, alle banche, ai tassi, al bilancio, che l’Italia reale è sprofondata. Un’Italia di disoccupazione, di lavoro nero, lavoro a termine, a chiamata, a tempo determinato, un’Italia di piccole aziende in crisi che costituirebbero il motore del Paese, prese dalla morsa di tasse e burocrazia, un’Italia rassegnata, angosciata, che non può investire sul futuro perché senza la stabilità professionale (e quindi anche economica) il futuro non c’è.

Surreali le parole dei precedenti governanti: Pd e Forza Italia in primis. La loro strategia è diffondere paura: la paura è sempre stata l'arma di chi vuole impedire il cambiamento. La paura di una dittatura, la paura del terrorismo, la paura del cambiamento, la paura dello spread. Ma i giovani sei mesi fa hanno votato per il cambiamento proprio perché non vogliono più vivere nella paura, una paura molto più fondata, quella di perdere il lavoro, di non trovarlo, di non poter comprare casa e mantenere la propria famiglia.

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Centrosinistra: “ tutti uguali ma loro sono un po’ più uguali degli altri”

L'errore più grande che continua a commettere il centrosinistra è condurre una battaglia impossibile sul terreno dell'immigrazione, facendo leva su immagini di bambini morti per attaccare Salvini, per cercare di fare breccia nel cuore della gente. Sbaglia. Un'altra volta.

Intanto perchè non si fa politica utilizzando determinate immagini, anche perchè non è da tre mesi a questa parte che assistiamo a morti nel Mar Mediterraneo.

È il terreno dei diritti, su cui si devono condurre le battaglie. A cominciare dal diritto alla vita, di ogni essere umano e senza distinzione di etnia, certo, ma non solo. Il lavoro prima di tutto, che costituisce la base per una vita dignitosa di ogni essere umano, la qualità del lavoro, il salario, le piccole e medie imprese, la casa, gli artigiani, i piccoli commercianti, i giovani, i ricercatori, i pensionati che percepiscono 400 euro mensili dopo aver lavorato una vita, la qualità della scuola, dell'educazione, la ricerca, le nuove politiche industriali e il rapporto con l'ambiente. È qui dove il centrosinistra perde. E’ qui dove è mancato.

Perché se i problemi su questi temi non esistessero, non esisterebbe nemmeno l'odio, che deriva poi dalla rabbia e dalla frustrazione accumulate nel tempo in tanti onesti cittadini, ma esisterebbe un Paese più solidale e con più risorse per poter favorire l'integrazione, con Salvini che avrebbe meno armi a proprio favore. Invece l'Italia queste risorse non le ha.

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Il Centrosinistra è responsabile della propria estinzione e del clima attuale

Un Centrosinistra di governo che in cinque anni non ha fatto altro che parlare ai burocrati europei e non al Popolo italiano. Un Partito Democratico che ha sostenuto in cinque anni, con la complicità dei mass media, un tasso di occupazione ai massimi storici, con il dettaglio però che tra gli occupati figuravano e figurano ancora tutti coloro che lavorano occasionalmente, a termine, a tempo determinato. In particolare i giovani, che non possono investire. E’ stato questo che ha determinato la rabbia e l’indignazione popolare, ancor di più rispetto alle politiche messe in atto dai vari governi. Se si considera che il cavallo di battaglia storico delle forze socialdemocratiche è il Lavoro, quanto il PD è davvero una forza popolare di centrosinistra?

L’immigrazione in sé è un fenomeno fisiologico, e può anche essere una fonte di arricchimento culturale, oltre che un insieme di azioni umanitarie doverose per aiutare chi si trova in condizioni disperate. Ma più preoccupanti sono le conseguenze del fenomeno: il venir meno sempre di più di condizioni indispensabili per la serenità e il benessere: sicurezza e legalità, con l’imperante potere della criminalità organizzata che traffica clandestini, arricchendosi sempre di più. Il Centrosinistra ha ignorato il problema, non ha ascoltato i cittadini, non ha fornito risposte adeguate alle loro domande, ha ignorato anche il valore dell’identità socioculturale che sta loro a cuore, ha sottovalutato la grande questione della limitazione della limitazione di sovranità, con i cugini francesi che invadono il territorio italiano, chiudono le frontiere, con un’Europa che chiede sacrifici ma non offre disponibilità per gestire il fenomeno e senza una politica di integrazione unitaria.

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